Per eccitarmi mostri poppe pendule

Una poesia di Orazio ritrae una vecchia prostituta dell’antica Roma, con descrizioni del corpo che lasciano ammutoliti, con tratti ora comici, ora rivoltanti. .

C’è che hai i denti neri, e i troppi anni

hanno arato di rughe la tua fronte,

c’è che il tuo culo osceno si spalanca

da chiappe brulle di vacca digiuna,

c’è che per eccitarmi mostri poppe

pendule come tette di cavalla,

c’è che hai una pancia afflosciata e cosce secche

sovrapposte a polpacci elefantini.

Orazio

Testo tratto da: Orazio, Odi ed Epodi, traduzione di Enzo Mandruzzato, Rizzoli 1985


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