Amore, sesso e musica

Su un tema così tripartito – amore, sesso e musica – lo scrittore Vittorio Salvati – autore di diversi volumi – Se ci diamo del tu il bacio viene meglio, Lo spacciatore di pensieri falsi , Il ribelle letterario e, con Paola Cerana, Il diario proibito di Adamo & Eva e Schegge d’amore rosso dieci – ci illumina ancora una volta con la sua prosa sempre accattivante e ricca di sollecitazioni.

Ci sono molte affinità fra la musica e l’amore anzi sembrano l’una metafora dell’altro. Tutti i generi di musica – dalla classica alla leggera, dalla sinfonica al jazz – contengono tre elementi sempre presenti e distinguibili: la melodia, l’armonia e il ritmo. Lo stesso accade per l’amore dove sono sempre presenti, in diversa misura, tre aspetti: la vicenda amorosa (che corrisponde alla melodia), l’affinità di coppia (cioè l’armonia) e infine la sessualità (vale a dire il ritmo).

Dunque, come nella musica si trovano brani musicali in cui ritmo, armonia e melodia si fondono in maniera gradevole o meno, così in amore ci sono casi in cui l’attrazione sessuale, l’affinità di coppia e la vicenda sono perfetti o al contrario, come direbbe Troisi, diventano presto «dei calessi».

Anche la fine degli amori somiglia a quella dei brani musicali e cioè all’improvviso, per “sincope” o, lentamente, per “dissolvenza”. Per la verità ci sarebbe anche il modo “a singhiozzo” ma qui entriamo nel campo della musica dodecafonica. L’unica vera differenza tra amore e musica è che in amore il numero dei suonatori non dovrebbe superare, di norma, il numero di due. Teoricamente.

Vittorio Salvati

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